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Post On luglio - 23 - 2012

Sono  numerosi  i disturbi del cuore, prevalentemente di tipo funzionale, che si giovano spesso di una cura omeopatica ben fatta. In particolare l’omeopatia è in grado di intervenire beneficamente in numerose situazioni a tendenza cronica o recidivante, le più frequenti tra le quali sono senza dubbio l’ipertensione e tutta una serie di disturbi o alterazioni che riguardano, più in generale, il profilo metabolico della persona e che, nel loro insieme, possono costituire la cosiddetta sindrome metabolica che, proprio nel suo complesso, è la migliore espressione del rischio cardiovascolare globale di ognuno di noi. Queste ultime alterazioni del metabolismo comprendono stati di sovrappeso e di obesità franca, alterazioni dei grassi nel sangue – tra cui forme isolate di iper/ipo-colesterolemia e ipertrigliceridemia, oppure ancora forme miste di entrambe – e infine alterazioni della glicemia a digiuno, o dopo i pasti, che presuppongono una tendenza al diabete più o meno conclamato.

Ma procediamo per ordine e cominciamo a parlare di quella che certamente, tra le patologie cardiovascolari di più frequente riscontro, è anche la più temuta, vale a dire l’ipertensione: ricordiamo a questo proposito che i valori della pressione devono essere tenuti più costantemente sotto controllo quando superano quelli limite, individuati in 140 per la pressione cosiddetta massima e 90 per quella minima. Una pressione arteriosa che superi, dunque, stabilmente i valori soglia appena segnalati, rappresenta un rischio aumentato di malattie cardiovascolari e non (ictus, infarto, malattie renali). In un 90% e più di casi l’aumento dei valori della pressione non è dovuto a nessuna causa apparente, e per questo motivo essa è detta primitiva o essenziale, e come tale riconosce per lo più fattori predisponenti genetici e familiari. Le terapie mediche tradizionali, in generale, mirano ad agire sull’effetto ultimo di quella che invece deve essere interpretata come una modificazione di adattamento dell’intero organismo a nuove e differenti condizioni organiche, venutesi per lo più a creare come effetto di disordini di vita o di eccessivo stress. Dunque un intervento solo sintomatico finisce in realtà per ostacolare questo meccanismo di adattamento dell’organismo, e ridurne così la sua vitalità complessiva, a differenza di una cura omeopatica che, quando ben fatta, è in grado di ristabilire adeguati valori pressori come effetto di un miglioramento complessivo della fisiologia di tutto l’organismo. Si realizza in tal modo una terapia veramente causale e al tempo stesso personale, che evita anche gli sgraditi effetti collaterali dei farmaci: reazioni allergiche, edemi periferici da congestione venosa, deficit di erezione e alterazioni della libido, stati transitori di ipotensione che determinano instabilità, vertigini, possibili cadute a terra con fratture, aumento del potassio nel sangue per alterata funzionalità renale e conseguente rischio di aritmie anche fatali, ecc.

Il ripristino di corrette abitudini alimentari e di moto, appare tuttavia fondamentale a preservare l’organismo da quella serie di alterazioni metaboliche che, come abbiamo visto, costituiscono una particolare sindrome capace di predire effettivamente il rischio cardiovascolare della persona, e che comprendono, oltre a valori elevati di pressione arteriosa, alterazioni di trigliceridi e/o colesterolo, modificazione della glicemia a digiuno, sovrappeso e obesità, tutti fattori che favoriscono l’ispessimento delle pareti vasali, predisponendole a temute occlusioni: siamo, in altre parole, in presenza di un sistema cardiovascolare esposto a quelle lesioni che configurano nel loro complesso il quadro clinico noto come aterosclerosi. Anche in  questi disturbi, come nel caso dell’ipertensione, la medicina tradizionale agisce troppo spesso, per non dire sempre, con farmaci solo sintomatici, senza cioè una visione d’insieme della persona e una reale personalizzazione delle cure, che permetta di agire all’origine dei disturbi e dunque di curarli tutti agendo sull’unica causa che li ha scatenati. Dal punto di vista omeopatico, quindi, quanto prima avremo la possibilità di intervenire su questi iniziali segnali di modificazione dei parametri vitali, tanto più potremo sanarli stabilmente e rapidamente, e poi effettuare una vera prevenzione, che la persona potrà seguire a tavola così come in relazione all’attività fisica, come esito di un migliorato funzionamento di tutto il suo organismo, che ritroverà in tal modo la naturale tendenza verso abitudini salutari riscoperte essere proprio quelle a cui spontaneamente ciascuno di noi tende, e dunque anche le più facili da seguire, e tali da assicurargli sempre, insieme a valori ottimali delle sue variabili, anche la migliore vitalità delle sue funzioni, e dunque anche il miglior godimento che possa provenire dall’espletamento di ogni attività, lavorativa come ludica o affettiva-relazionale, in una cura della persona quale essa è e deve rimanere, e cioè un essere individuale sì, ma al contempo anche socialmente altruista e protagonista.

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